Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno che resta la prima causa di morte per tumore nelle donne.
In Italia ogni anno vengono diagnosticati oltre cinquantamila nuovi casi, ma grazie ai progressi della ricerca, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è aumentata ed è migliorata la qualità di vita di molte donne. Nonostante tutto però la prevenzione resta l’arma più potente di cui disponiamo oggi per sconfiggere e rendere il più innocua possibile questa malattia.

La prevenzione di prima linea si basa su semplici gesti che possono essere messi in pratica quotidianamente da ogni donna e riguardano l’autopalpazione del seno e corretti stili di vita come non fumare, consumare poco alcol, fare attività fisica con regolarità e scegliere un’alimentazione varia ed equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e legumi e povera di cibi industriali, raffinati e prodotti di derivazione animale, che permetta di garantirsi una buona difesa contro lo sviluppo di diverse patologie, tra cui il tumore.


Oltre a questa prevenzione di primo livello, assumono un importanza fondamentale le visite specialistiche mirate a cui sottoporsi con una certa cadenza, in base all’età e ad eventuali fattori di rischio e familiarità. E’ necessario sottoporsi a una visita senologica almeno una volta ogni anno, ed è consigliabile farlo già a partire dai 20-30 anni. In genere si pensa che il tumore al seno sia una patologia che colpisce in età più avanzata, ma in realtà l’incidenza del tumore è salita anche perché tende a presentarsi prima. A queste età è sufficiente eseguire un’ecografia al seno, ma partire dai 40 anni è raccomandato anche sottoporsi a una mammografia con frequenza biennale.

Esiste poi una percentuale di donne che va dal 5 al 7% che sviluppa il tumore al seno per fattori ereditari, legati alla presenza di mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2.
Come riportato nel dossier “I numeri del Cancro in Italia” nelle donne portatrici di mutazioni nel gene BRCA1, il rischio di ammalarsi di carcinoma mammario può arrivare fino al 65%, mentre nelle donne con mutazioni nel gene BRCA2 fino al 40%.

Il test genetico per la ricerca di queste mutazioni ovviamente non viene raccomandato come test di screening sull’intera popolazione, ma soltanto a pazienti con storia familiare positiva. Prima di fare il test, che viene effettuato su un semplice prelievo di sangue, è necessario sostenere un colloquio con un medico genetista che valuterà l’albero genealogico e la situazione della persona interessata.

Essere portatori di queste mutazioni non significa però sviluppare con certezza un tumore mammario, ma avere una maggiore probabilità di farlo. In base ai risultati ottenuti a seguito il genetista valuterà la periodicità con cui sarà necessario sottoporsi agli esami clinici preventivi.  Ottobre è rosa: tante sono le iniziative volte a sensibilizzare sulla prevenzione del tumore al seno e che si possono consultare sul sito della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT o sul sito del Nastro Rosa dell’AIRC.

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