La finanza reinterpretata da Amazon, Facebook e Google

Prima negli Stati Uniti e in Asia (e adesso anche in Europa) aziende come Amazon, Facebook e Google chiedono licenze per i trasferimenti monetari, i pagamenti digitali e tutte le altre attività finanziarie.

I big della tecnologia, difatti, sembra non si accontentino “semplicemente” del loro fatturato da svariati milioni di dollari (o euro) derivante dall’innovazione mediatica, entrando anche nel “fintech” (una parola che incarna un settore a “metà strada” tra finanza e tecnologia) associandosi quindi a nomi già famosi del settore, come PayPal o Stripe.

Ma queste aziende potranno entrare in competizione con le classiche banche? Beh, la risposta sembra proprio affermativa.

Con l’entrata in vigore della direttiva dell’Unione europea che regola i nuovi pagamenti digitali, difatti, ad aziende di e-commerce e social media sarà riconosciuta la facoltà di diventare un fornitore di servizi di pagamento (PispPayment initiation service provider) il che trasforma Google, Facebook e Amazon, di fatto, in banche digitali, che potranno accedere ai conti correnti o addirittura detenere dei conti propri, che gli utenti potranno aprire ed utilizzare direttamente per pagamenti di beni e servizi.

Salta all’occhio un particolare: sarà Facebook a trovarsi in una posizione di vantaggio, avendo il più grande “ecosistema relazionale” del pianeta e che, tramite WhatsApp e Messenger, è l’unico in grado di interagire a più livelli con i propri utenti gestendone l’identità digitale.

Nel frattempo, però, Google ha ottenuto una licenza di moneta elettronica dallo stato della Lituania (servizio Google Payment) che rende Google addirittura in grado di emettere una moneta elettronica propria e gestire portamonete digitali.

Se credevate che gli USA siano sempre al primo posto, attenzione alla Cina, che è già andata oltre: grazie ad Alipay, un sistema di proprietà della piattaforma fintech di Ant financial (a sua volta controllata dal colosso dell’ecommerce cinese Alibaba) è possibile pagare ad esempio, nei ristoranti, scansionando con lo smartphone un codice QR che si trova sul tavolo.

Questo passaggio, però, sembra avere un unico freno (per lo meno in Europa) ed è la “fiducia”: la maggior parte dei consumatori si affida più facilmente ad istituti di credito con una storia secolare.

Ma anche l’accredito dello stipendio su un conto Amazon, a fronte di spedizioni gratuite e di buoni sconto aggiuntivi, non sarebbe male.

 

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Armando Pagliara (Salerno, 12 marzo 1983), laureato in informatica all’Università degli Studi di Salerno è docente di ruolo di “Scienze e Tecnologie Informatiche” nelle scuole secondarie di secondo grado, con all’attivo oltre un decennio di esperienza professionale in analisi e sviluppo di sistemi software d’impresa, con particolare competenza in progettazione e gestione delle basi di dati.