Primo maggio è l’antonomasia della Festa dei Lavoratori. Nell’immaginario collettivo è un momento di svago, di riposo. È uno di quei giorni rossi del calendario che indicano, appunto, festa. Così è: il lavoro è un archetipo fondamentale di ogni società stanziale e per giusto diritto il pensiero moderno ne ha fatto topico tra i pochi altri degni del sacrario dei dei giorni di festa.
Sorrido nel pensare che dacché lavoro, il primo maggio l’ho sempre passato lavorando. Quello dello scorso anno nella più rinomata gelateria di Salerno in un fiume di clienti: fu un bellissimo giorno.

Un ponte lungo

Quest’anno la concomitanza della Pasqua – che “cade” di 21 aprile – con la Festa della Liberazione – che capita di giovedì – e con la Festa dei Lavoratori – che capita di mercoledì – sancisce un “megaponte” per alcune categorie di lavoratori e per gli studenti.
L’osservatorio di Confturismo con l’Istituto Piepoli ha rilevato che il 22% degli italiani godrà di una vacanza di almeno 4 giorni in questo periodo. In Italia le mete predilette saranno Firenze e Venezia seguite da Matera, Napoli, Palermo e Lecce.

Il concertone del primo maggio

Non si può negare: il primo maggio fa rima con il celebre concerto che si tiene ogni anno piazza di Porta San Giovanni in Laterano a Roma. Gratuito, in essere da quasi un ventennio, trasmesso in diretta su Rai 3 e sempre emozionante per tutti perché mai scontato e di altissima qualità. Palco di esibizioni inaspettatamente politiche, come quella volta che Luca Romagnoli del Management Del Dolore Post-Operatorio scimmiottò la liturgia eucaristica. Voleva comunicare l’importanza delle precauzioni nei rapporti sessuali e, quando notò di essere stato censurato dalla diretta televisiva, si calò le braghe mostrando il sesso.

In un’intervista successiva spiegò le intenzioni ma ancora oggi pare più eloquente la posizione che prese Piero Pelù tramite i social: «Noto che, dopo 20 anni dal mio preservativo sul microfono di Mollica al TG1 ed il mio sarcasmo sulle posizioni della chiesa riguardo alle suore violentate in Bosnia, ci si scandalizza ancora se qualcuno (I Management del dolore post-operatorio) tira fuori un preservativo e con ironia lo “santifica” come l’unica cosa che ci può salvare la vita dall’AIDS, questo è quello che io ho visto in tivvù.

Scandalo e vergogna, onta ed eresia, prese di distanza, tagli in diretta, censura, polemiche, strascichi, denunce…
Capisco che qualche cattolico si possa essere sentito coinvolto e offeso e la performance possa esser piaciuta o meno ma dato che in quell’intervento ricordo di non aver sentito parole offensive ma solo ironiche, la nostra tanto duramente conquistata libertà di espressione e di pensiero dove sarebbe finita nel Maggio 2013?».
…Se solo avesse immaginato che forse nell’Aprile 2019 le cose stanno un pelo peggio…

Primo maggio 2019

 

La direzione artistica è curata da Massimo Bonelli che è anche l’organizzatore generale dell’evento.
Tra i primi nomi confermati che si esibiranno sul palco di Piazza San Giovanni, ci sono Carl Brave, autore di “Merci”, singolo estratto dal suo disco “Notti Brave (After)” ma più famoso per il brano “Posso“; Daniele Silvestri; Ex-Otago; Ghali; La Municipàl.
Ancora: Pinguini tattici nucleari, Subsonica e La rappresentante di lista, il progetto che impasta scrittura, teatro e forma canzone, ed è ad oggi tra le sperimentazioni più interessanti del panorama contemporaneo.

San Giuseppe Lavoratore

In un celebre sketch de La Smorfia, Massimo Troisi e Lello Arena sono due fedeli in una chiesa cattolica che cominciano a litigare per chi avesse più diritto a ricevere una grazia dal patrono a cui stanno pregando. Entrambi domandano di vincere alla lotteria, quel tanto che basta per sostenersi. «Io sono cliente» dice Troisi, specificando che è un habitué di quella chiesa.

San Gennaro – La Smorfia 

Giuseppe, padre putativo del Figlio di Dio, non ha mai avanzato pretese simili: dal vangelo si evince chiaramente che era un falegname, si sa che era un uomo pio e null’altro.

Sicuramente si è trattata di una persona forte avendo comunque accolto e amato la donna che gli diede un figlio non suo. Dietro questa scelta c’è la vittoria di un uomo sui pregiudizi della gente, la rottura di un cliché che imponeva di sottoporre la ragazza – presumibilmente adultera – e suo figlio alla lapidazione. Insomma, c’è la vittoria di una famiglia sulle tradizioni.

So che tutti i lettori speravano che ne parlassi, quindi ecco le orazioni al santo.

C’è poco da festeggiare…

La storia del primo maggio è cosa passata. Purtroppo. Le lotte, il sangue e il dolore che ha forgiato nell’acciaio lo spirito e la forza del diritto del lavoratore è sempre più qualcosa lontano nel tempo. Addolora ammetterlo ma sembra sempre più lontana una coscienza di classe, quella consapevolezza di leggersi in uno schema più ampio e riconoscersi parte del tutto. Non è la sede giusta per dire come, almeno in Italia, il sindacato sia una macchina lenta, sostanzialmente politica nella misura di piccoli interessi di parte e di chi vi è dentro e che non è più attenta agli interessi del lavoratore.

Il lavoro è spesso sottopagato e mancano le garanzie minime (sicurezza sul lavoro, ad esempio, ma anche congedi parentali et simila). Di contro è estremamente verosimile la maschera di Checco Zalone che racconta nella sua filmografia l’esperienza dell’impiegato pubblico.

Il posto fisso

A causa dei concorsi per soli titoli, non c’è un filtro reale che possa valorizzare le competenze e l’affidabilità delle persone in determinati ruoli. Questo è grave se consideriamo, come ho visto, che spesso anche nelle scuole i nostri ragazzi, bambini e adolescenti, sono a contatto con persone sostanzialmente pericolose, inabili ad un simile lavoro con i loro scatti d’ira o con la più semplice voglia di far nulla. Senza fare esempi di situazioni più tristi.

Il lavoro pubblico è uno sfascio, le persone più assurde ricoprono i più svariati ruoli e la cosa peggiore è che nessuno è mai licenziato… merito o demerito, tutto è calcolato in base ai piccoli calcoli di chi può trarre le somme in un’equazione in cui ciascuna pulce può apportare i suoi risultati in un complesso algoritmo di mediocrità e fissazione (termine psicologico).

L’Italia è finita perché la macchina pubblica è incapace di mutuare l’unica cosa che fa crescere ogni impresa: il merito o quantomeno l’efficienza. Intanto il mercato del lavoro nella sfera privata pare essere oberato ed è zona franca tanto che fioriscono come funghi in autunno proposte indecenti, a cominciare dalle offerte di lavoro non retribuito.

 

Anche l’insegnamento, poi, noterà il filosofo Dany Robert Dufour, tende a produrre mediocrità. Il sistema italiano ne offre chiara immagine con il caso di quelle persone che, con un diploma e la mentalità e lo studio di un diplomato, salgono in cattedra e insegnano ciò che sanno, come vedono il mondo. Adesso queste persone gareggeranno, a pari titolo, con molti laureati per acchiappare una cattedra di sostegno – potremmo dire l’accompagnamento ai diversamente abili.

Formazione umana prima che lavorativa

Odio dover ammettere che una cultura – sincera ed umile, certo – e uno studio approfondito sono arte necessaria (e tuttavia non sufficiente!) per comprendere il mondo.
Sì, i miei più grandi maestri di vita sono state persone che non hanno avuto la possibilità di andare oltre la quinta elementare o magari non hanno potuto neanche alfabetizzarsi. Però al loro insegnamento mi è stato indispensabile e lo è tutt’ora intraprendere un percorso di formazione che – ribadisco: odio dirlo – è conoscenza e cultura e crescita personale che è ben oltre i banchi di scuola o l’«università della vita».

Sono sempre stato così stupido da credere stereotipi certe visioni di determinate strutture ma stando dentro vedo che, se forse non si può fare di tutta l’erba un fascio, la statistica dimostra che alcune esagerazioni davvero hanno largo spunto da dati di fatto e realtà.

Soffitto di cristallo, gender pay gap

Quello che vale la pena segnalare è la disparità di trattamento economico tra uomo e donna per stesse mansioni. Ancora oggi, in Europa, sono tante le donne che ricevono un compenso inferiore (guadagnano in meno una media del 16,2%) rispetto ai colleghi maschi pur ricoprendo gli stessi ruoli e svolgendo le stesse mansioni. A livello sociale si pongono due ostacoli: è la donna che tendenzialmente svolge i lavori domestici (quindi, pur lavorando, è tenuta a iniziare “un secondo turno di lavoro” una volta a casa) e spesso mancano strutture adeguate per la cura dei figli. Questo genere di impedimenti, spingono la donna e non il maschio a far uso maggiore dei congedi parentali, a ridurre l’orario di lavoro in un part-time,
o addirittura a licenziarsi così da potersi dedicare alla famiglia.
Tutto ciò è una delle concause di quel fenomeno denominato “soffitto di cristallo“. Le posizioni lavorative di supervisione e manageriali sono una prerogativa maschile.

Questo primo maggio divertiamoci, che sia a lavoro o no. Ma prima e dopo c’è la vita da vivere – per citare qualcuno – e vale la pena cominciare a pensare a queste cose. Guardiamo le nostre colleghe, le nostre amiche, le donne a noi familiari e pensiamo al prezzo che stiamo facendo loro pagare.

 

 

 

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